Non Una di Meno

Non Una Di Meno è un movimento politico globale nato per combattere la violenza maschile contro le donne.
Nasce nel sud del mondo, in Argentina, come risposta al femminicidio di una giovane donna, Lucia, nel 2016.
É un movimento politico che si definisce transfemminista, intersezionale, antirazzista, antifascista, anticapitalista, autonomo da qualsiasi partito.
Anche in Italia, attorno a questa visione – la violenza come fenomeno sistemico – si sono costruite alcune delle più grandi occasioni di piazza degli ultimi anni.
Milioni di persone, nel mondo, si sono organizzate per manifestare contro la violenza maschile contro le donne, convinte che sia un elemento costitutivo di un più generale sistema fondato sull’esclusione e l’esclusività: il patriarcato, sistema sostenuto dalle dinamiche del capitalismo neoliberista e che si interseca a molte altri sistemi di oppressione, linee invisibili che dividono il mondo tra chi può e chi non può (linee di classe, di razza, legate all’identità di genere o alla convivenza con una disabilità).
È un movimento internazionale di donne (e di chiunque si riconosca in questa idea di femminismo) che ha ripreso e dato nuovo significato agli strumenti della lotta femminista: ha creato la giornata dello Sciopero delle donne, chiamandola Lotto marzo, un momento di astensione dal lavoro produttivo e riproduttivo (tutto l’invisibile lavoro di cura spesso distribuito in maniera diseguale nella società, a sfavore delle donne). Il movimento è riuscito a tenere insieme identità e rivendicazioni, con una richiesta di diritti sempre in termini inclusivi ed estensivi, a partire dalla condizione e dai bisogni delle donne.
Più diritti per le donne non significa, in parole assai semplici, meno diritti per gli altri ma anzi, o sono diritti per tutt*, o non sono. Solo in questo senso il discorso sulla violenza ha senso.
Ha nodi territoriali che si organizzano autonomamente.
Il nodo territoriale di Belluno è nato nell’autunno del 2016, all’interno dello spazio sociale di Casa dei Beni Comuni.
Ha declinato le iniziative del movimento sul nostro territorio, cercando di leggerne la situazione e i bisogni, a partire anche dell’esperienze personali di attivist*.
Il gruppo si è occupato di diritto all’interruzione di gravidanza, cioè alla reale applicazione della 194, cercando di capire quale fosse la situazione sul territorio, ha monitorato la situazione dei Consultori pubblici, organizzando incontri pubblici e facendo inchiesta dal basso, ha posto l’attenzione sulla prevenzione della violenza nei luoghi di lavoro, in collaborazione con il sindacato di base ADL Cobas e con altri collettivi del territorio.
Abbiamo sostenuto, con pranzi, raccolte fondi, proiezioni di film, comunità in lotta:
le donne curde del Rojava, quelle Afghane (ottobre 2021) di nuovo sotto il regime dei Taliban. Abbiamo realizzato iniziative con le famiglie Ucraine fuggite dalla guerra e fatto da megafono a voci dall’Iran e, di nuovo, dall’Afghanistan.
Il riconoscimento delle donne e la possibilità di autodeterminarsi passa per noi anche per il linguaggio, ed è per questo che abbiamo inviato alle rappresentanti delle istituzioni (maggio 2022) delle cartoline di invito alla cura per le parole e al coraggio di chiamarsi sindaca e assessora.
Costruiamo insieme, dal basso, mettendo in comune saperi e risorse e discutendo in assemblea.
Per noi tutto questo è intrinsecamente politico, perché partiamo dalla convinzione che sia necessario mostrare (anche) ciò che non è visibile: cerchiamo di agire politicamente nel rispetto delle nostre differenze, attraverso pratiche che tengano conto delle nostre esigenze di vita, consapevoli delle difficoltà (anche logistiche) che questo comporta. Proviamo a tenere insieme i singolari modi di significare uno strumento emancipativo comune, il femminismo, proviamo a capirci insieme.
Le nostre assemblee sono aperte e ospitate all’interno dello spazio di Casa dei beni comuni.